Visita nell’inferno di Ferrandella

Non ero mai stato da queste parti ed ho colto l’occasione domenica 3 febbraio per fare una visita in loco e per portare la solidarietà e dichiarare la disponibilità del ComEr della conurbazione casertana a supportare le iniziative legali e ambientali degli abitanti di Santa Maria la Fossa e dei comuni limitrofi.  

Siamo partiti da San Nicola la Strada e ci siamo diretti verso Santa Maria la Fossa.  Siamo transitati dalla Reggia di Carditello, che io non avevo mai visto da vicino.

Sono reduce da un viaggio a Vienna di pochi giorni, durante il quale ho visitato la famosa reggia estiva di Schönbrunn.

Ebbene, trovandomi al cospetto della reggia di Carditello ho avuto l’impressione, come a Vienna, di fare un tuffo nel passato. Ma quanta differenza!

In Austria tutto era tenuto perfettamente pulito, c’erano le visite guidate nelle stanze e perfino dei concerti serali di musica classica. Il tutto porta fama e ricchezza agli abitanti della città. Qui, in provincia di Caserta, lo stato di abbandono totale era evidente. Nella parte posteriore dell’edificio, immediatamente al di fuori del muro di cinta, erano presenti ammassi di rifiuti speciali, guaine di cavi di rame sottratti probabilmente in modo illegale, residui di vernici e materiale da costruzione, parti di carrozzeria di auto abbandonate, copertoni di auto e camion; sullo sfondo la Reggia di Carditello. Nei boschetti adiacenti altri accumuli di rifiuti. Un tratto del muro di cinta, inoltre, risultava caduto, probabilmente a causa di un incidente d’auto, e da quel varco era possibile entrare indisturbati nel complesso abbandonato, dove la ristrutturazione della sola parte centrale è costata allo Stato centinaia di migliaia di euro, andati sprecati a causa degli atti vandalici compiuti da ignoti. Che pena vedere gli obelischi ed il tempietto in completo abbandono nell’area che una volta era stata uno splendido giardino, ora coperta da erbacce,          

Ci lamentiamo perché i nostri giovani non trovano lavoro e poi non sfruttiamo le incredibili occasioni che il nostro meraviglioso territorio e la nostra storia ci offre. Pensate solo per un attimo ad un complesso tenuto a lustro, alle visite guidate ed ai soldi che se ne potrebbero ricavare direttamente e tramite un indotto turistico alberghiero che potrebbe coinvolgere in visite guidate le persone alla visita di tutti i siti borbonici, comprendenti la Reggia di Caserta, il Belvedere di San Leucio, le antiche seterie, il borgo medievale di Caserta Vecchia e il Real Sito di Carditello.         

I nostri politici, invece di incentivare il turismo e l’occupazione preferiscono, purtroppo, che la nostra regione sia famosa per altri motivi. Ho incontrato all’aeroporto di Vienna degli studenti peruviani di Lima, i quali, sentendo che venivo dalla Campania, mi hanno detto: “Ah, venite da Napoli, dove c’è il problema della spazzatura per strada!”. Come siamo caduti in basso! Non siamo noti per la nostra storia millenaria, per la nostra archeologia, per i nostri meravigliosi paesaggi, bensì per la spazzatura che ormai ci sommerge.                 

Tornando alla visita a Ferrandella, una volta giunto sul posto, mi è sembrato di vivere in una sorta di incubo ambientale: ogni tanto nelle campagne si scorgevano ammassi di rifiuti, intervallati da allevamenti di bufale. Clemente Carlino, vicesindaco di Grazzanise impegnato in questa dura battaglia in difesa del territorio, mi indicava i vari siti di stoccaggio dei rifiuti: Maruzzella prina e seconda, Parco Saurino primo e secondo, ma io non riuscivo a scorgerli.

Alla fine ho capito il perché: erano delle verie e proprie colline che erano ricoperte da uno strato di erba cresciuta spontaneamente. Milioni di tonnellate di rifiuti che infestavano quel tratto di territorio. Come se non bastasse, a poche centinaia di metri, c’erano il sito di stoccaggio delle ecoballe, il centro di compostaggio di San Tammaro in costruzione, oltre al sito individuato per la costruzione dell’inceneritore di Santa Maria la Fossa. Un vero inferno per la salute e la vita delle popolazioni residenti. 

Quale logica spartitoria è alle spalle di queste decisioni irresponsabili e che vanno contro qualunque principio di salvaguardia della salute delle popolazioni che invece dovrebbe essere difeso dall’art. 32 della nostra Costituzione? Si parla dello stanziamento di ben 25 milioni di euro per la costruzione di cinque piazzole dove dovrebbero essere depositati temporaneamente, a detta del commissario, circa 350.000 tonnellate di rifiuti.

Chi ha verificato che la spesa, a mio avviso spropositata, sia effettivamente congrua e che nel territorio, come invece mi hanno dichiarato persone del luogo, non ci fossero altri siti già attrezzati o da attrezzare con una spesa infinitamente minore?

Eppure il Commissariato di Governo aveva indicato questo sito proprio perché le sue caratteristiche morfologiche lo rendevano naturalmente protetto dalle infiltrazioni nella falda e quindi l’allestimento avrebbe dovuto richiedere una spesa contenuta! 

Che fine hanno fatto gli studi del Prof. De Medici che indicavano immensi territori in prossimità di Vallata ma lontani dai centri abitati che sono stati indicati al Governo ed a tutti i Commissari? Tale scelta avrebbe evitato scontri con le popolazioni e avrebbe consentito di superare l’emergenza e di mettere in funzione a  norma gli impianti ex CDR, nonché l’avvio serio di una raccolta differenziata efficiente! 

Chi ha interesse a trasformare un banale problema di smaltimento rifiuti risolto senza ambasce in qualunque paese civile in un problema di ordine pubblico in modo da superare qualunque controllo ed evitare o manovrare le gare di appalto? Fino a quando non daremo una risposta a queste domande e troveremo i responsabili di questo sfacelo, difficilmente il problema dei rifiuti potrà essere risolto nella nostra Regione come ad esempio si fa nelle altre Regioni italiane, anche se la strada verso una gestione più consapevole delle risorse naturali e di un piano per la conservazione del territorio attraverso il programma Rifiuti Zero (vero Paul Connett?) è purtroppo anche in queste ultime ancora molto in là da venire.  

Antonio Roano  4 febbraio 2008  

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Ecco come evitare gli inceneritori e riciclare tutto!!!

Stop agli inceneritori ***, 23 gennaio 2008 Appelli e altro Una lettera è stata inviata al Commissario Europeo all’ Ambiente Dimas Stavros, nonchè, per conoscenza, a tutti i membri dell’UE e ai media internazionali. A scriverla, medici, intellettuali, associazioni e semplici cittadini, i quali contestano l’idea che per rispondere all’emergenza rifiuti basti incenerirli La lettera, che riportiamo qui di seguito, è stata inviata al Commissario Europeo all’ Ambiente Dimas Stavros, nonchè, per conoscenza, a tutti i membri dell’UE e ai media internazionali circa la situazione di gestione dei rifiuti non solo in Campania ma in tutto il nostro paese. La lettera è firmata da intellettuali, associazioni, medici , cittadini di ogni parte d’ Italia. Il ciclo dei rifiuti si può chiedere al 100%, recuperando tutta la materia, senza portare nulla né in discarica né tanto meno riducendolo….in fumo. Domenica 20 gennaio ero a Pianura, invitata a partecipare ad un incontro con la popolazione nella scuola elementare insieme alla imprenditrice Carla Poli del Centro Riciclo di Vedelago (www.centroriciclo.com) che ho avuto la fortuna di incontrare nel mio peregrinare: davanti ai cumuli di spazzatura che in noi suscitano tanto orrore, lei si fermava incantata dicendo: “ma guarda quanta bela roba che s’è ghè, me ne porteria via un pocheto”. Questa ingegnosa signora, oltre a recuperare in modo ottimale carta, lattine, vetro ecc., ha brevettato un metodo per il 20% del “secco non riciclabile” (i pannolini ad es.) e, tramite un processo finale di estrusione, ottiene da questo residuo (che io per prima non immaginavo potesse avere alcun riutilizzo), una sabbia sintetica grandemente utilizzata in edilizia, che esporta all’ estero e che non arriva a produrre stante la grande richiesta che ha! Nell’ azienda sono in 64, gli operai ricevono 1500 euro al mese con tredicesima e quattordicesima e tutto questo senza camini, senza filtri, senza veleni, ma dando lavoro, occupazione, serenità a tante famiglie. Gli impianti non sono complessi, né da costruire né da gestire, possono essere pronti in pochi mesi, relativamente basso il capitale di partenza. Ma possibile che in questo paese e soprattutto in questa Romagna, dove ci si vanta di essere industriosi, attivi e pieni di iniziativa, a nessun imprenditore venga anche solo la voglia di verificare di persona? Possibile che sappiamo solo bruciare, mandando in fumo preziose risorse e soprattutto la nostra salute? Si sappia che recentemente il Consiglio Nazionale degli Ordini dei Medici Francese ha chiesto una moratoria sugli inceneritori, esattamente come ha richiesto la Federazione degli Ordini dei Medici dell’ Emilia Romagna. Sono sempre più convinta che il problema dei rifiuti non è affatto una grave malattia come vorrebbero farci credere, che la medicina che vorrebbero darci (inceneritori) è molto peggiore del male e che la cura semplice, immediata, economica, senza controindicazioni esiste ed è la raccolta domiciliare “porta a porta” e il riciclo totale. Credo che sarebbe ora di smettere di fidarsi dei tanti esperti (televisivi e non) che fino ad ora hanno dimostrato di non avere a cuore né l’ ambiente né la salute e cominciare piuttosto a fidarsi del buon senso delle donne. Sia ben chiaro a tutti: non alcun interesse personale in questa “promozione” del Centro di Vedelago e il biglietto per Napoli non me lo ha rimborsato nessuno. Patrizia Gentilini Oncoematologo – Associazione Medici per l’ Ambiente – ISDE Italia

LA LETTERA

Egregio Commissario Dimas,
siamo cittadini italiani e siamo costernati per quanto sta capitando nel nostro paese, ormai diventato lo zimbello del mondo per la vicenda dei rifiuti in Campania. In allegato troverà l’ appello che già un anno fa scienziati e medici avevano rivolto all’ Europa su questo problema.
Oltre 14 anni di gestione in regime di emergenza non hanno risolto assolutamente nulla, anzi hanno aggravato sempre più, un problema che non ha assolutamente nulla di “emergenziale” perché in tutti i paesi del mondo si producono rifiuti. Le direttive dell’ UE forniscono una chiara gerarchia dei trattamenti per il loro smaltimento: riduzione, riciclo, riuso, e solo per la quota residua recupero energetico e non solo tramite incenerimento. Purtroppo la crisi napoletana appare del tutto strumentale al fare passare nel nostro paese l’incenerimento come metodo privilegiato per la soluzione del “problema rifiuti”, ribaltando completamente ciò che la stessa UE suggerisce. In Italia non sono messe in atto, se non in singole virtuose realtà grazie ad amministratori responsabili, quei metodi di raccolta (door to door) che responsabilizzano i cittadini e che possono garantire una buona qualità del prodotto differenziato ed il loro effettivo recupero. L’incenerimento continua ad essere incentivato, solo nel nostro paese, come fonte di energia rinnovabile, nonostante il minimo rendimento energetico di questi impianti (che sono per la maggior parte impianti di rifiuti tal quali), i gravi danni all’ ambiente e all’ economia che anche di recente si sono registrati (latte contaminato oltre il consentito da diossine a Brescia, territorio già gravemente inquinato, ove funziona il più grande inceneritore d’ Italia) e nonostante il fatto che il kilowattora ottenuto bruciando rifiuti, sia quello gravato dalla massima emissione di CO2. Numerosissimi sono gli studi che hanno evidenziato danni alla salute sulle popolazioni esposte, danni che nessuno può escludere anche con i “nuovi” impianti e che hanno indotto migliaia e migliaia di medici, di cittadini, di intellettuali, di associazioni ambientaliste a prendere posizioni anche con esposti e denuncie alla Magistratura, affinché venga semplicemente fatto ciò che in tutto il mondo civile si fa, mettendo al primo posto la salvaguardia dell’ ambiente per la tutela nostra e di chi verrà dopo di noi.
Commissario Dimas, La supplichiamo, ci ascolti, faccia tutto quanto è in suo potere affinché si scongiuri questo ennesimo disastro, affinché si facciano scelte che guardano avanti e non indietro, all’ età del fuoco.

PRIMI FIRMATARI:
Assise della Città di Napoli e del Mezzogiorno d’ Italia
Avv. Gerardo Marotta (Presidente Onorario)
Prof. Alberto Lucarelli (Presidente ed Ordinario di Diritto Pubblico Università Federico II -Napoli)
Prof. Nicola Capone (Segretario)
Antonio Vermigli (Journalist)
Casa della Solidarietà- Rete Radiè Resch di Quarrata (PT)
Prof. Angelo Gino Levis (Genetista Padova)
Dr.Patrizia Gentilizi (Oncologist and Haematologist Forlì)
Dr. Michelangiolo Bolognini (Medicina Democratica Pistoia)
Dr. Francesca Cigala (Psychiatrist Ferrara)
Dr. Giovanni Vantaggi (General Practitioner Gubbio)
Dr. Vincenzo Migaleddu (Radiologist Sardinia)
Dr. Gianluca Garetti (General Practitioner Firenze)
Cristina Buschi (Roma)
Gaetano Amato (Roma)
Prof. Gianni Tamino (Biologist University Padova)
Angela Donati (Comitati antielettresmog Bologna)
Associazione Grilli- Meet up Treviso
Alfredo Sadori (Presidente CITAS – Comitati intercomunale per la tutela dell’ Ambiente e della Salute Barchi PU, e membro del Coordinamento dei Comitati di difesa delle valli del Metauro, Cesano e Candigliano – Pesaro- Urbino)
Dott.ssa Raffaella Pirini (Presidente Associazione Clandestino Forl)ì
Ing. Carlo Caselli (Presidente Confedilizia Forlì)
Gianluigi Salvador (Referente Energia e Rifiuti WWF Veneto)
Giovanni Iudicone (Referente Rifiuti WWF Lazio)
Roberto Barocci (Forum Ambientalista Toscano)
Dr. Giovanni Ghirba (Pediatrician Civitavecchia e Portavoce dei Medici per l’ Ambiente e la Salute Alto Lazio)
Simonetta Gabrielli & Nimby trentino (AdRi)
Alba Di Carlo – Torino
Mariangela Sirca, Anna Salvadori, Silvano Recati (Sesto Fiorentino FI)
Dr Luigi Carpentiero (Medico del Lavoro Firenze)
Franco Aspite (Coordinamento dei Comitati Pratesi)
Sergio Benvenuti
Claudio Meloni (Attac Roma)
Laura Puppato (Sindaco della città di Montebelluna TV)
Lino Balza (Alessandria)
Marino Ruzzenenti (Forumambientaslita Brescia)
Monica Zoppè (Biologa, CNR Pisa)
Mino Giunti (Presidente del Comitato di Iolo e S.Andrea “Vivere in periferia”)
Manrico Guerra (General Practitioner Parma)
Gioacchino Genchi (Dirigente Chimico – Regione Siciliana)
Daniela Pasini (Coordinamento dei Comitati e Assoc, Ambientaliste prov. di Grosseto)
Dr. Giuliana Brandazzi Filippazzi (Senior Coordinator EACH, European Association for Children in Hospital)
Dr. Ruggero Ridolfi (Oncologist, Endocrinologist Forlì)
Alessandro Romiti (Consulente Settore Legno)
Comitati riuniti rifiuti zero di Treviso e Venezia
Lucia Tamai (Associazione Alisei – Silea)
Matteo Incerti (Giornalista)
Dr. Celestino Panizza (Medico del Lavoro Brescia)
Ing. Vittoria Fatta (Chemical engineer Palermo)
Paolo Guarnaccia (Presidente AIAB Sicilia -Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica)
Prof. Luigi Solarino (Presidente di Decontaminazione Sicilia)
Imma Lascialfari (Presidente coordinamento comitati ambientalisti Lombardia)
Dr. Luigi Gasparini (Medico igienista di Ferrara)
Paolo Pittaluga e Associazione Ecovolontari Marcon (VE)
Laura Cangemi (Mantova)
Giacon Paolo (Citt.esperto del cons. di q.3 sett. ambiente, manutenzioni, viabilità e verde)
Marco Caldiroli (Medicina Democratica)
Comitato per la salvaguardia dell’Ambiente e della Salute Pubblica di Gualdo Cattaneo e Giano dell’Umbria (PG)

 

Bufera rifiuti, interviene pasquale Indulgenza (Prc). Critiche ai partiti di centrodestra

– “Bisognerebbe finalmente far luce sul business dei rifiuti e sui rapporti, spesso organici, tra le ecomafie e tanta parte della classe politica dirigente e dell’imprenditoria!”.

Pasquale Indulgenza (Prc) interviene sul problema rifiuti, con una lettera inviata al nsotro quotidiano.

“Sul problema rifiuti, si leggono ulteriori prese di posizione di esponenti della Destra (nuovamente, il consigliere comunaledi Forza Italia Davide Ghiglione, di Forza Italia, e il consigliere regionale di Alleanza Nazionale Alessio Saso). Il primo ribadisce il suo no a qualsivoglia quantitativo di rifiuti campani /in loco, /salvo cospicue contropartite (finanziamento di opere pubbliche, esenzione dal pagamento del bollo automobilistico)/,/ contestando il richiamo alla solidarietà nazionale mosso dal Presidente della Regione Burlando, di cui non condivide il concetto”.

Senza entrare nel merito di quanto si sta definendo tra lo Stato e e le diverse Regioni per poter rimediare contingentemente al drammatico problema emerso, *vorrei che però nella discussione pubblica finalmente si riconoscesse – come nessuno finora ha fatto – che su questo fronte c’è qualcosa di terribile nella storia del Belpaese degli ultimi venti anni (almeno, per quanto se ne sa!) che non si può sottacere, facendo esso parte a pieno titolo dell’ “immondizia” dell’ipocrisia nazionale. Non è infatti necessario leggere “Gomorra”, il bellissimo e sconvolgente libro scritto da Saviano, per sapere che per decenni, ininterrottamente, sono state trasportate, scaricate e sotterrate nel suolo campano tonnellate di rifiuti tossici prodotti nelle Regioni del Nord, che stanno avvelenando mortalmente quei territori e quelle popolazioni. Altro che chiedere indennizzi e monetizzazioni, consigliere Ghiglione”.

“Qui bisognerebbe finalmente far luce sul business dei rifiuti e sui rapporti, spesso organici, tra le ecomafie e tanta parte della classe politica dirigente e dell’imprenditoria!* Il consigliere Saso, dopo aver rilevato che la Liguria è priva di termovalorizzatori come la Campania, espone la sua idea di come andrebbe progettata e realizzata, su base regionale, la raccolta differenziata. Idea che sostanzialmente condivido. E’ però il caso di chiarire che la realizzazione di una seria e capillare raccolta differenziata in un territorio, punto di svolta dell’intero ciclo integrato dei rifiuti, non si concilia per niente con la propensione per un termovalorizzatore: tutti gli ‘addetti ai lavori’ sanno, e ben lo possono capire anche i comuni cittadini, che il funzionamento di un impianto tecnologico di questo tipo ha bisogno, per non risultare antieconomico, di assicurarsi grandi e continue quantità di rifiuti da smaltire e bruciare, gli stessi che la differenziata, se fatta bene, può riuscire a ridurre progressivamente”.

“Delle due, l’una, dunque: o si sceglie la politica dello smaltimento e dei termovalorizzatori, che è una scelta di politica industriale che esige di stare competitivamente sul mercato, o si punta, quale alternativa ecologica di segno culturale e sociale, ad una politica di *”RIFIUTI ZERO”*, _come viene oggi praticata con enorme successso in varie parti d’Italia_, basata su una scientifica differenziazione che parta dal ‘porta a porta’ e che conduca, atraverso la riduzione progressiva, il riuso, il riciclaggio e il recupero (vedi compostaggio e
altro) a residui in quantità minima da poter stoccare e smaltire in maniera ben altrimenti agevole e sicura. Opzione che associazioni ambientaliste, comitati civici e forze politiche, tra cui la nostra, avranno modo di illustrare in una pubblica iniziativa che terremo a Imperia nei prossimi giorni”.

20/01/2008

RIFIUTI/ SOLIDARIETA’ A PECORARO DA BORSELLINO, ASOR ROSA E FO

Roma, 20 gen. (Apcom) – Il ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, incassa la solidarietà di numerosi esponenti del mondo intellettuale, artistico e della società civile italiano sull’emergenza rifiuti in Campania. Sul sito http://appellorifiuti.blogspot.com si legge: “Esprimiamo la nostra solidarietà al ministro Pecoraro Scanio e chiediamo che si aprano gli occhi sulle vere ragioni che hanno portato alla situazione emergenza rifiuti in Campania”. Tra i firmatari del documento, il professor Alberto Asor Rosa, il premio Nobel Dario Fo, la presidente onoraria dell’associazione Libera, Rita Borsellino, il magistrato Gianfranco Amendola, il cantautore Edoardo Bennato, i giornalisti Mario Tozzi, Mauro Paissan e Donatella Bianchi, lo scultore Arnaldo Pomodoro. E soprattutto i presidenti delle associazioni ambientaliste, Fulco Pratesi, (Wwf), Giuliano Tallone (Lipu), Guido Pollice (Vas) ed il direttore operativo di Greenpeace Donatella Massai.

I firmatari lanciano un appello per la “gravissima situazione determinatasi in Campania” considerata la “chiara dimostrazione – si legge nel documento – che il problema rifiuti non può essere risolto né con misure di emergenza né con misure settoriali, ma solo attraverso una strategia integrata che metta al primo posto, così come impone l’Unione europea, la riduzione dei rifiuti alla fonte ed al secondo posto il riciclaggio come materia”.

“Per questo non possiamo accettare il tentativo – spiegano i firmatari -, proprio da parte delle forze e dei poteri che, rifiutando di fatto l’approccio integrato comunitario, hanno determinato questa situazione, di scaricare oggi le proprie colpe sul mondo ambientalista e sull’attuale Ministro dell’ambiente”. Obiettivo di questa strategia sarebbe, secondo quanto si legge nel documento, è “trovare un capro espiatorio ed eliminare ogni resistenza ad un modello, culturale ancor prima che politico, incentrato sui valori di mercato e sulle loro convenienze economiche”.

“Al di là delle scelte emergenziali immediate che oggi si dovranno attuare in Campania – concludono – non saranno i termovalorizzatori né le discariche a risolvere realmente il problema, ma solo la consapevolezza che, nell’attuale situazione di rapido esaurimento delle materie prime e di mutamenti climatici, una corretta gestione del ciclo dei rifiuti oggi potrà garantirci nuove risorse per il mondo di domani”.

Associazione dei comuni virtuosi: Rifiuti e Risorse. Una presa di posizione di Gianluca Fioretti*

 Le vicende di questi ultimi giorni, le montagne di spazzatura che ingombrano, insieme alle strade, la vita di migliaia di cittadini campani, colpevoli, per la stragrande maggioranza, di cercare solamente di vivere una vita civile, esigono doverosamente una riflessione, una forte presa di posizione e una considerazione. La riflessione. E’ fin troppo lampante, e ruota attorno ad una considerazione, triste e tragica allo stesso tempo: si è percepita, clamorosamente, la mancanza dello Stato. Nel territorio, nel tessuto sociale, nelle Istituzioni. Quasi una sconfitta definitiva. Ci si chiede con rabbia perché in Italia si debba sempre arrivare allo stato d’emergenza per prendere decisioni, dettate conseguentemente …dall’emergenza. E l’emergenza non si gestisce. Il più delle volte la si affronta, la si prende di petto, con misure straordinarie, che servono a restituire la normalità, ma non a risolvere i problemi. Non sarà facile, in una terra martoriata, quasi completamente rovinata dalle infiltrazioni tossiche e dei liquami nelle proprie falde e nel sottosuolo, e da quelle camorristiche nel suo tessuto sociale, ritornare alla normalità. Allo Stato, oggi, si chiede solamente una cosa: di intervenire concretamente; e di ripristinare la legalità. Governo e Ministero dell’Interno; forze armate; forze dell’ordine; Istituzioni; Amministrazioni locali. Ognuno deve fare la propria parte. Non sgomberare semplicemente le montagne di spazzatura. Sgomberare definitivamente la criminalità organizzata, toglierle ossigeno e la terra sotto i piedi, ripristinando la legalità e restituendo dignità, condizioni sociali e lavoro alle persone per bene, ai milioni di cittadini che attendono solamente quello, di ritornare a fare una vita normale, da cittadino in e di uno Stato democratico presente e vicino. La presa di posizione. E’ quella che, inevitabilmente, dobbiamo prendere tutti noi, Amministratori, cittadini, società civile, sensibili alle problematiche ambientali e a conoscenza dei problemi e delle soluzioni praticabili e concrete che ruotano attorno al mondo dei rifiuti, facilmente strumentalizzabile ad uso e consumo delle grandi multinazionali, delle “municipalizzate” della criminalità organizzata e di una larga fetta di classe politica semplicemente ignorante o ipocrita. In questi giorni, ascoltando i servizi dei telegiornali, i cosiddetti “talk show” serali presenziati da ospiti variegati, comodi nei loro divani, una informazione falsa (o falsa informazione) e faziosa ha incredibilmente, scandalosamente fatto passare un messaggio enormemente fasullo. Lo stato di emergenza della Campania, le immagini e i “reportage” che arrivano dalle strade della sterminata area urbana napoletana, hanno trasmesso agli italiani la classica immagine del rifiuto. Quella per cui, catalogato in monnezza sia un qualcosa da buttare, da espellere, da far sparire. Da bruciare. Ed ecco che la parola magica, termovalorizzatore, ha preso campo, nell’immaginario collettivo, come la bacchetta magica, la soluzione per tutti i mali. Il rifiuto, la monnezza? Li bruciamo, e tutto si risolve. Falso! Sbagliato! Un ciclo dei rifiuti moderno, completo, rispettoso dell’ambiente ed economicamente vantaggioso è quello che vede il rifiuto come una risorsa, ed usa un sistema di raccolta e gestione con il metodo “porta a porta”, che raggiunge risultati del 70-80% di differenziata, portando dunque in discarica (una moderna discarica costruita secondo le normative europee, che non “corrompe“ i suoli ed accoglie solamente la parte cosiddetta tal quale del ciclo del rifiuti, opportunamente trattata ed essiccata) il 20-30% della raccolta. Risultato: viene stravolta, e gradualmente dimenticata, la vecchia immagine della discarica come luogo di scarico della monnezza; la sua durata si triplica rispetto all’attuale; il suo impatto ambientale e il suo costo di gestione diminuiscono proporzionalmente. Ecco dunque che il termovalorizzatore, anzi, l’Inceneritore, mostro antieconomico, generatore di tumori e malformazioni, produttore di scorie e ceneri altamente tossiche e pericolose (illuminanti a riguardo i risultati delle ricerche di Stefano Montanari e Antonietta Gatti, due ricercatori italiani ostacolati in ogni modo nella divulgazione del loro lavoro sulle nanoparticelle generate dai fumi degli inceneritori), dall’enorme costo di smaltimento e di stoccaggio, viene “scaricato” naturalmente nella discarica di un passato che tutti vogliamo, dobbiamo dimenticare. La valanga di dati scientifici, le tabelle, le ricerche mediche, nei canali tradizionali e soprattutto nella Rete, sono a disposizione di tutti. Anche di una informazione nazionale tragicamente colpevole, che non ha svolto il proprio dovere deontologico. Mettiamola così: un giornalista, con la “g” piccola, alle prese con i tempi del suo giornale e la urgente messa in onda del servizio, ha subito a disposizione la “pappa pronta”: apre lo sportello dell’inceneritore, e… voilà, il servizio è fatto, l’articolo è pubblicato, i colpevoli sono trovati, i rifiuti smaltiti. E il territorio? E i cittadini? E la loro salute? Il prossimo programma, il prossimo servizio, la prossima intervista al politico “…amante del verde e del proprio territorio…” di turno…. il Giornalista, con la “g” grande, si informa, perde del tempo dietro dati e tabelle, esegue raffronti, sente tutti gli attori in gioco, e pubblica il suo pezzo, effettua il suo servizio. Di cronaca, con fatti, dati e riscontri. Ed una semplice domanda, rivolta ai fautori delle “magnifiche sorti e progressive” dei termovalorizzatori/inceneritori: “…ma lei, ci abiterebbe, con la sua famiglia, nei pressi di questi impianti?…”. Tutto qui… La considerazione. La scelta del Governo, oltre ad arrivare colpevolmente in ritardo, senza adottare i doverosi provvedimenti sulle Istituzioni locali, Regione Campania e Comune di Napoli in primis, lascia molti dubbi circa la sua effettiva efficacia e applicabilità. Scaricare, dopo anni di assenza sul territorio e migliaia di miliardi gettati via attraverso una gestione commissariale dell’emergenza assurta a “status” cancerogeno, la gestione e la risoluzione del problema in un tempo stabilito agli enti locali appare una decisione per lo meno avventata, visto che si parla di un territorio quasi completamente in mano alla criminalità organizzata. La prospettiva è quella di avere, alla scadenza dei fatidici quattro mesi, decine di Commissari prefettizi da mandare nei Comuni e nei Consorzi…. Avremmo sperato in una seria politica rivolta alla realizzazione di un moderno, fattibile Piano industriale, che poggi su una massiccia e preventiva campagna di informazione e partecipazione verso i cittadini, volto a realizzare un sistema integrato di gestione della risorsa rifiuto attraverso il metodo “porta a porta”, con la costruzione e messa in opera, attraverso bandi costruiti ad hoc, attuati, controllati e gestiti direttamente dal Governo, di moderni impianti per la selezione e lo smistamento della componente differenziata e per la produzione di compost di qualità dalla componente organica, da riutilizzare nei terreni avvelenati da anni di scarichi abusivi. Insieme all’individuazione di un nuovo sito regionale per lo stoccaggio della componente indifferenziata, opportunamente trattata, non comportante nessun danno ambientale. Parliamo di fantascienza? Proclamiamo una rivoluzione? No, niente di tutto questo. Parliamo di progetti già realizzati, concreti ed economicamente vantaggiosi, per il territorio, l’ambiente e le casse pubbliche. Realizzati in migliaia di altre realtà nel mondo: dall’Austria alla Danimarca; da San Francisco a Novara; da Asti a Montebelluna; da Colorno a Monsano, passando per Melpignano, Capannori fino al Comune campano di Mercato San Severino e le altre decine di Amministrazioni locali e Sindaci italiani i quali stanno gestendo la risorsa rifiuto senza problemi, in sintonia con il territorio e, soprattutto, con il loro mandato civico a servizio dei cittadini, nel rispetto dello Stato e della Costituzione. 10 gennaio 2008.

Sindaco di Monsano (AN) Presidente “Associazione nazionale dei Comuni Virtuosi”

Relazione del Prof. De Medici dello scorso 12 maggio 2007 sui siti idonei allo stoccaggio rifiuti per tutta la regione

Stralcio della relazione tenuta dal prof. de’ Medici durante la conferenza stampa sui siti alternativi a Serre organizzata dall’Assise della Città di Napoli e del Mezzogiorno d’Italia, sabato 12 maggio alle ore 11.00, presso la sede dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.
L’11 gennaio, esattamente alle ore 14.45, io insieme ad altri delegati delle Assise di Palazzo Marigliano e del Comitato allarmi rifiuti tossici, tra cui padre Alex Zanotelli, fummo ricevuti in Prefettura a Napoli e avemmo una lunga discussione con il dott. Bertolaso e con il suo vice la dott.sa Marta Di Gennaro. Ricevemmo una buona accoglienza anzi quasi una testimonianza di affetto e ci fu chiesto di dare un contributo alla risoluzione dell’emergenza rifiuti. Qualche giorno dopo fui chiamato dalla dott.sa Di Gennaro e mi fu chiesto di collaborare per la ricerca di siti.
Per due mesi io ho collaborato con la struttura commissariale guidata da Bertolaso, partecipando a tutte le riunioni: in Prefettura a Napoli, presso la Protezione civile a Roma e in tutti i luoghi che erano in discussione in quel momento. Si trattava di vere e proprie conferenze di servizio, che venivano quindi tutte registrate. Erano presenti a tali incontri i rappresentanti del ministero dell’Ambiente, cioè i capi di gabinetto e i vicecapi di gabinetto, i rappresentanti di Legambiente, i rappresentanti dell’APAT, l’agenzia nazionale che comprende anche il vecchio servizio geologico di Stato; inizialmente c’era anche il WWF, e in alcune riunioni, anche i delegati della provincia di Salerno.
Fin dall’inizio io posi due questioni alle quali sino ad oggi non sono riuscito ad ottenere risposta, la qual cosa mi indigna ulteriormente. La prima domanda che posi alla struttura di Bertolaso e che pongo ancora oggi è questa: perché tale struttura ha agito fin dall’inizio esclusivamente su cave dismesse. Un commissario straordinario che ha ampi poteri non capisco perché non possa scegliersi dei siti più idonei dal punto di vista geologico, ambientale, paesaggistico, turistico e da tutti gli altri punti di vista. Perché solo su cave dismesse? Voi sapete benissimo che le cave in Campania sono quasi tutte in mano alla camorra e che sono state abbandonate in situazioni disastrose anziché essere messe a posto dagli stessi coltivatori delle cave.
La legge parla chiaro: se io ho un piano di coltivazione sulla cava questo piano comprende l’inizio, lo sfruttamento ed alla fine il ripristino definitivo. Non si può, dunque, intervenire in queste cave, spacciando l’intervento come riqualificazione ambientale. La riqualificazione non la deve fare lo Stato o il governo regionale ma chi ha rovinato la zona. E questo è il primo motivo. Il secondo è che quasi tutte le cave sono in materiali calcarei e lapidei, che geologicamente non si prestano minimamente ad essere utilizzate per una discarica e soprattutto per una discarica di immondizia. La maggior parte di queste cave (Eboli, Dugenta ecc.) sono tra l’altro composte di materiali non argillosi. Il che significa praticamente che “bevono” percolato e che quindi bisogna fare dei trattamenti speciali per sistemarle. Dugenta è addirittura in falda, cioè la falda idrica è affiorante perché con lo scavo si è arrivati in falda. Ci sono dei laghetti nei quali si dovrebbe poi mettere l’immondizia. A tutte queste domande non ho mai ricevuto risposte.
Perchè, ancora, per evitare di incorrere in errori e farsi indicare dei siti più idonei non è stata chiamata l’APAT che era presente ai colloqui? Anche questa domanda rimane senza risposta. Detto questo e fatte le schede sui diversi siti che venivano presentati di volta in volta e che noi andavamo a vedere io scartai tutti quanti questi siti tra cui c’era anche Serre: una vera e propria assurdità, in quanto in prossimità del fiume Sele che già subisce percolato da altre due discariche vicine mal sistemate”. A proposito di Serre mi fu detto dal dott. Sauli – è a verbale se ci sono le registrazioni – che era consulente della struttura: “Professore, noi praticamente la utilizziamo per un anno poi di volta in volta man mano che accumuliamo i rifiuti ci mettiamo calce su e non inquiniamo niente”. “Chiedo scusa – replicai – lei mi può garantire per iscritto in questo momento che dopo l’uso temporaneo di Serre di Persano l’Oasi ritornerà quella di prima naturalisticamente parlando?”. Mi risponde Sauli: “No. Questo non lo posso dire”.
Pertanto mi misi in macchina a mie spese, con i miei assistenti e andai a fare un giro nelle zone che già avevo indicato alla struttura Bertolaso in provincia di Salerno, di Benevento, ma soprattutto in provincia di Avellino. La relazione con l’indicazione di questi siti la presentai nel mese di febbraio alla struttura Bertolaso. Mi dettero perfettamente ragione i vice coordinatori e i coordinatori del ministero dell’Ambiente, mi dettero ragione i dirigenti dell’APAT, mi dettero ragione tutte le altre componenti. Però la dott.sa Di Gennaro mi obiettò: “Professore noi adesso come facciamo? Perché amministrativamente noi abbiamo già tutto pronto su Serre di Persano, adesso dovremmo ricominciare punto e a capo”. “Guardi dottoressa – risposi – non è così”. Alla discussione che ebbi con la dott.sa Di Gennaro era presente anche il dott. Pizzi che è a capo della struttura geologica della Protezione civile. “Non è così – dico – perché in queste ampie aree estese per chilometri e chilometri quadri sono presenti non solo situazioni ideali da tutti i punti di vista ma c’è anche la presenza di campi eolici con autostrade che attraversano tutte queste aree”. Cioè dall’autostrada Napoli-Bari si dipartono una serie di autostrade interne perché i camion per portare le pale eoliche che sono altissime e grandi hanno bisogno di strade ampie quasi quanto le autostrade. E nello stesso tempo se questi campi sono utilizzati per l’energia eolica è chiaro che tutta la problematica amministrativa è già risolta. Poi c’è un’altra questione che non sono riuscito a capire. Fin dall’inizio (11 gennaio, il giorno del primo colloquio con Bertolaso) si è parlato di un’urgenza micidiale, per cui in 24 ore si sarebbero dovuti trovare siti alternativi, ma sono passati mesi e i siti ancora non ci sono. Soltanto ieri sui giornali esce fuori per esempio Sant’Arcangelo Trimonte di cui non si era mai parlato e che viene collocato in provincia di Benevento mentre è in provincia di Avellino.
Io feci un discorso molto chiaro alla dott.sa Di Gennaro alla presenza di testimoni, dicendo: “Dott.ssa io le ho consegnato la relazione dei siti che secondo me sono i migliori e vi dico anche che non ci sono problemi però voi volete insistere a tutti i costi su Serre di Persano che io vi escludo non solo per motivi geologici, che poi sono stati accertati in maniera straordinaria dal mio collega Franco Ortolani, ma per fatti anche vitali: voi non potete andare a fare una discarica in una zona che è prossima al fiume Sele e non potete farla a distanza di 500 metri da un’oasi naturale che va salvaguardata non solo al suo interno ma, per legge, anche all’esterno.
Allora io non capisco, ho l’impressione che manchi una ratio a questa situazione: se ci sono siti alternativi idonei ad ospitare discariche, in questa fase emergenziale, perché si insiste sulle aree protette? Ma a questa domanda pare non ci sia risposta.

Oms: aumento vertiginoso dei tumori in Campania

Roberto Saviano è l’autore di Gomorra, il best-seller che racconta un viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra

È un territorio che non esce dalla notte. E che non troverà soluzione. Quello che sta accadendo è grave, perché divengono straordinari i diritti più semplici: avere una strada accessibile, respirare aria non marcia, vivere con speranze di vita nella media di un paese europeo. Vivere senza dovere avere l’ossessione di emigrare o di arruolarsi.

E’ una notte cupa quella che cala su queste terre, perché morire divorati dal cancro diviene qualcosa che somiglia ad un destino condiviso e inevitabile come il nascere e il morire, perché chi amministra continua a parlare di cultura e democrazia elettorale, comete più vane delle discussioni bizantine e chi è all’opposizione sembra divorato dal terrore di non partecipare agli affari piuttosto che interessato a modificarne i meccanismi.

Si muore di una peste silenziosa che ti nasce in corpo dove vivi e ti porta a finire nei reparti oncologici di mezza Italia. Gli ultimi dati pubblicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità mostrano che la situazione campana è incredibile, parlano di un aumento vertiginoso delle patologie di cancro. Pancreas, polmoni, dotti biliari più del 12% rispetto alla media nazionale. La rivista medica The Lancet Oncology già nel settembre 2004 parlava di un aumento del 24% dei tumori al fegato nei territori delle discariche e le donne sono le più colpite. Val la pena ricordare che il dato nelle zone più a rischio del nord Italia è un aumento del 14%.

Ma forse queste vicende avvengono in un altro paese. Perché chi governa e chi è all’opposizione, chi racconta e chi discute, vive in un altro paese. Perché se vivessero nello stesso paese sarebbe impensabile accorgersi di tutto questo solo quando le strade sono colme di rifiuti. Forse accadeva in un altro paese che il presidente della Commissione Affari Generali della Regione Campania fosse proprietario di un’impresa – l’Ecocampania – che raccoglieva rifiuti in ogni angolo della regione e oltre, e non avesse il certificato antimafia.

Eppure non avviene in un altro paese che i rifiuti sono un enorme business. Ci guadagnano tutti: è una risorsa per le imprese, per la politica, per i clan, una risorsa pagata maciullando i corpi e avvelenando le terre. Guadagnano le imprese di raccolta: oggi le imprese di raccolta rifiuti campane sono tra le migliori in Italia e addirittura capaci di entrare in relazione con i più importanti gruppi di raccolta rifiuti del mondo. Le imprese di rifiuti napoletane infatti sono le uniche italiane a far parte della EMAS, francese, un Sistema di Gestione Ambientale, con lo scopo di prevenire e ridurre gli impatti ambientali legati alle attività che si esercitano sul territorio.

Se si va in Liguria o in Piemonte numerosissime attività che vengono gestite da società campane operano secondo tutti i criteri normativi e nel miglior modo possibile. A nord si pulisce, si raccoglie, si è in equilibrio con l’ambiente, a sud si sotterra, si lercia, si brucia. Guadagna la politica perché come dimostra l’inchiesta dei Pm Milita e Cantone, dell’antimafia di Napoli sui fratelli Orsi (imprenditori passati dal centrodestra al centrosinistra) in questo momento il meccanismo criminogeno attraverso cui si fondono tre poteri: politico imprenditoriale e camorristico – è il sistema dei consorzi.

Il Consorzio privato-pubblico rappresenta il sistema ideale per aggirare tutti i meccanismi di controllo. Nella pratica è servito a creare situazioni di monopolio sulla scelta di imprenditori spesso vicini alla camorra. Gli imprenditori hanno ritenuto che la società pubblica avesse diritto a fare la raccolta rifiuti in tutti i comuni della realtà consorziale, di diritto. Questo ha avuto come effetto pratico di avere situazioni di monopolio e di guadagno enorme che in passato non esistevano.

Nel caso dell’inchiesta di Milite e Cantone accadde che il Consorzio acquistò per una cifra enorme e gonfiata (circa nove milioni di euro) attraverso fatturazioni false la società di raccolta ECO4. I privati tennero per se gli utili e scaricarono sul Consorzio le perdite. La politica ha tratto dal sistema dei consorzi 13.000 voti e 9 milioni di euro all’anno, mentre il fatturato dei clan è stato di 6 miliardi di euro in due anni.

Ma guadagnano cifre immense anche i proprietari delle discariche come dimostra il caso di Cipriano Chianese, un avvocato imprenditore di un paesino, Parete, il suo feudo. Aveva gestito per anni la Setri, società specializzata nel trasporto di rifiuti speciali dall’estero: da ogni parte d’Europa trasferiva rifiuti a Giugliano-Villaricca, trasporti irregolari senza aver mai avuto l’autorizzazione dalla Regione. Aveva però l’unica autorizzazione necessaria, quella della camorra.

Accusato dai pm antimafia Raffaele Marino, Alessandro Milita e Giuseppe Narducci di concorso esterno in associazione camorristica ed estorsione aggravata e continuata, è l’unico destinatario della misura cautelare firmata dal gip di Napoli. Al centro dell’inchiesta la gestione delle cave X e Z, discariche abusive di località Scafarea, a Giugliano, di proprietà della Resit ed acquisite dal Commissariato di governo durante l’emergenza rifiuti del 2003. Chianese – secondo le accuse – è uno di quegli imprenditori in grado di sfruttare l’emergenza e quindi riuscì con l’attività di smaltimento della sua Resit a fatturare al Commissariato straordinario un importo di oltre 35 milioni di euro, per il solo periodo compreso tra il 2001 e il 2003.

Gli impianti utilizzati da Chianese avrebbero dovuto essere chiusi e bonificati. Invece sono divenute miniere in tempo di emergenza. Grazie all’amicizia con alcuni esponenti del clan dei Casalesi, hanno raccontato i collaboratori di giustizia, Chianese aveva acquistato a prezzi stracciati terreni e fabbricati di valore, aveva ottenuto l’appoggio elettorale nelle politiche del 1994 (candidato nelle liste di Forza Italia, non fu eletto) e il nulla osta allo smaltimento dei rifiuti sul territorio del clan.

La Procura ha posto sotto sequestro preventivo i beni riconducibili all’avvocato-imprenditore di Parete: complessi turistici e discoteche a Formia e Gaeta oltre che di numerosi appartamenti tra Napoli e Caserta. L’emergenza di allora, la città colma di rifiuti, i cassonetti traboccanti, le proteste, i politici sotto elezione hanno trovato nella Resit con sede in località Tre Ponti, al confine tra Parete e Giugliano, la loro soluzione.

Sullo smaltimento dei rifiuti in Campania ci guadagnano le imprese del nord-est. Come ha dimostrato l’operazione Houdini del 2004, il costo di mercato per smaltire correttamente i rifiuti tossici imponeva prezzi che andavano dai 21 centesimi a 62 centesimi al chilo. I clan fornivano lo stesso servizio a 9 o 10 centesimi al chilo. I clan di camorra sono riusciti a garantire che 800 tonnellate di terre contaminate da idrocarburi, proprietà di un’azienda chimica, fossero trattate al prezzo di 25 centesimi al chilo, trasporto compreso. Un risparmio dell’80% sui prezzi ordinari.

Se i rifiuti illegali gestiti dai clan fossero accorpati diverrebbero una montagna di 14.600 metri con una base di tre ettari, sarebbe la più grande montagna esistente ma sulla terra. Persino alla Moby Prince, il traghetto che prese fuoco e che nessuno voleva smaltire, i clan non hanno detto di no.

Secondo Legambiente è stata smaltita nelle discariche del casertano, sezionata e lasciata marcire in campagne e discariche. In questo paese bisognerebbe far conoscere Biùtiful cauntri (scritto alla napoletana) un documentario di Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio e Peppe Ruggiero: vedere il veleno che da ogni angolo d’Italia è stato intombato a sud massacrando pecore e bufale e facendo uscire puzza di acido dal cuore delle pesche e delle mele annurche. Ma forse è in un altro paese che si conoscono i volti di chi ha avvelenato questa terra.

E’ in un altro paese che i nomi dei responsabili si conoscono eppure ciò non basta a renderli colpevoli. E’ in un altro paese che la maggiore forza economica è il crimine organizzato eppure l’ossessione dell’informazione resta la politica che riempie il dibattito quotidiano di intenzioni polemiche, mentre i clan che distruggono e costruiscono il paese lo fanno senza che ci sia un reale contrasto da parte dell’informazione, troppo episodica, troppo distratta sui meccanismi.
[an error occurred while processing this directive]Non è affatto la camorra ad aver innescato quest’emergenza. La camorra non ha piacere in creare emergenze, la camorra non ne ha bisogno, i suoi interessi e guadagni sui rifiuti come su tutto il resto li fa sempre, li fa comunque, col sole e con la pioggia, con l’emergenza e con l’apparente normalità, quando segue meglio i propri interessi e nessuno si interessa del suo territorio, quando il resto del paese gli affida i propri veleni per un costo imbattibile e crede di potersene lavare le mani e dormire sonni tranquilli.

Quando si getta qualcosa nell’immondizia, lì nel secchio sotto il lavandino in cucina, o si chiude il sacchetto nero bisogna pensare che non si trasformerà in concime, in compost, in materia fetosa che ingozzerà topi e gabbiani ma si trasformerà direttamente in azioni societarie, capitali, squadre di calcio, palazzi, flussi finanziari, imprese, voti. E dall’emergenza non si vuole e non si po’ uscire perché è uno dei momenti in cui si guadagna di più.

L’emergenza non è mai creata direttamente dai clan, ma il problema è che la politica degli ultimi anni non è riuscita a chiudere il ciclo dei rifiuti. Le discariche si esauriscono. Si è finto di non capire che fino a quando sarebbe finito tutto in discarica non si poteva non arrivare ad una situazione di saturazione. In discarica dovrebbe andare pochissimo, invece quando tutto viene smaltito lì, la discarica si intasa.

Ciò che rende tragico tutto questo è che non sono questi i giorni ad essere compromessi, non sono le strade che oggi solo colpite delle “sacchette” di spazzatura a subire danno. Sono le nuove generazioni ad essere danneggiate. Il futuro stesso è compromesso. Chi nasce neanche potrà più tentare di cambiare quello che chi li ha preceduti non è riuscito a fermare e a mutare. L’80 per cento delle malformazioni fetali in più rispetto alla media nazionale avvengono in queste terre martoriate.

Varrebbe la pena ricordare la lezione di Beowulf, l’eroe epico che strappa le braccia all’Orco che appestava la Danimarca: “Il nemico più scaltro non è colui che ti porta via tutto, ma colui che lentamente ti abitua a non avere più nulla”. Proprio così, abituarsi a non avere il diritto di vivere nella propria terra, di capire quello che sta accadendo, di decidere di se stessi. Abituarsi a non avere più nulla.

(5 gennaio 2008)

Come ognuno di noi può contribuire a diminuire l’emergenza rifiuti

Ci sono alcune regole che possiamo adottare da subito:

evitare di utilizzare piatti, bicchieri e posate di plastica e tovaglioli di carta

procurarsi borse per la spesa di tessuto o comunque non monouso

effettuare comunque la raccolta differenziata, almeno dividendo l’umido dal secco

non comprare acqua minerale, ma al massimo installare un purificatore d’acqua sotto il lavello

Ricordiamoci, inoltre, che se abbiamo i rifiuti sotto casa la colpa è della mancata organizzazione della struttura comunale, la quale non si è attrezzata per la raccolta porta a porta e non ha predisposto isole ecologiche. Si parla sempre di termovalorizzatore, ma bisogna ricordare che questo al massimo dovrebbe servire a bruciare ciò che non si è riusciti a riciclare. Infatti la legge Ronchi prevede la riduzione, il riutilizzo, il riciclaggio dei rifiuti e quindi solo una parte marginale di questi dovrebbe essere bruciata.

Quindi non facciamoci imbrogliare, perchè dietro l’emergenza attuale c’è solo la solita commistione tra incapacità, malafede e collusione, come ha dimostrato la recente vicenda della discarica a Lo Uttaro.

Le foto che seguono sono state scattate il primo giorno dell’anno a San NIcola la Strada, a Casapulla e a Casagiove e dimostrano che laddovve si differenzia, anche in periodo di crisi, non c’è spazzatura per strada.

CASAPULLA (Raccolta nei contenitori stradali)

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SAN NICOLA LA STRADA (Raccolta nei contenitori stradali)

san-nicola.jpg

CASAGIOVE (raccolta differenziata porta a porta)

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O i rifiuti o noi di Stefano Montanari

Che l’uomo sia un essere unico sulla Terra, non ci sono dubbi. Spesso, presi dall’entusiasmo e commossi dalla nostra stessa grandezza, noi uomini ci spingiamo ben più in là, scrivendo Uomo con la maiuscola e definendoci come il capolavoro del creato.
A ben guardare, il bipede implume uomo, maiuscola o no, si distingue nettamente da ogni altro animale che popoli questo pianeta (lasciamo perdere il resto del creato di cui non sappiamo nulla) per una caratteristica sul cui essere positivo si può avanzare più di un dubbio: la sua capacità d’inquinare. Sì: l’uomo è l’unico animale che non viva in equilibrio con la natura, un equilibrio delicatissimo che si è istaurato in miliardi di anni e che è leibnizianamente il migliore e, comunque, l’unico possibile con gl’ingredienti a disposizione. Cambiando questi ingredienti, ecco che un altro equilibrio andrà a stabilirsi, con tutti gli sconvolgimenti che il fatto inevitabilmente comporta. Nulla di tragico per la natura che assumerà aspetti diversi da quelli di oggi, ma qualcuno dovrà sloggiare.
A differenza di ogni altro essere vivente, noi non produciamo scorie che, in un modo o nell’altro, entrino in un circolo virtuoso naturale e siano fonte di vita per altri coinquilini. Non da un punto di vista biologico, naturalmente, perché da lì non c’è nulla che ci differenzi da altri primati, ma dal punto di vista sociale. L’uomo di oggi vive il crepuscolo dell’illusione che la Terra gli consenta ogni capriccio, compreso quello di trasformarla in un immondezzaio. Ahimé, al brusco, ineludibile risveglio del prossimo futuro, avremo qualche delusione.
Il mondo è stato creato in maniera del tutto opinabile e di certo antidemocratica: le leggi che lo governano sono state promulgate senza il nostro consenso e non di rado non ci sfagiolano affatto. Prendiamo, tra le tante, quella che è la legge, o il principio, per meglio dire, di conservazione della massa. Questa stabilisce che in un sistema chiuso, cosa che la Terra è, la quantità di materia totale rimanga costante, il che costituisce un bel problema per chi trasforma quotidianamente materia più o meno amorfa e indifferenziata, almeno dal punto di vista di ciò che poi questa materia diventerà, in rifiuto, cioè in qualcosa che ci è servito per un tempo più o meno lungo e per un fine più o meno nobile ma che, fatta la sua funzione, non ci serve più. Anzi, ci dà pure fastidio. E rifiuto non è soltanto il sacchetto di plastica gettato via, ma sono i fumi che escono dai motori, dai camini delle industrie, degl’inceneritori, delle centrali elettriche e così via. Energia: l’uomo ha costruito una società che divora energia e questa energia s’illude di poterla estrarre dall’interno del sistema, cozzando così contro un concetto di fisica elementare: quella fonte andrà necessariamente ad esaurirsi e l’energia non sarà più disponibile. Inutile negarlo: il Pianeta è stato strizzato come un limone e ormai di succo per domani non ne restano che poche gocce.
Di una cosa dobbiamo renderci conto: il mondo non appartiene a noi, ma alla generazione che seguirà la nostra. Da loro l’abbiamo avuto in prestito e loro, a loro volta, lo dovranno rendere ai loro figli. Dunque, rispettare la Terra è anche
un atto d’amore non retoricamente rivolto alla natura in sé, ma verso chi noi abbiamo generato.
Arrivati, come siamo, a due passi dal capolinea e, anzi, avendo già superato sotto vari aspetti il punto di non ritorno, occorre che noi incominciamo a ragionare a testa fredda e smettiamo di dar corpo ad illusioni che la scienza smentisce da secoli e che il più elementare buon senso ci vieta di accettare.
Noi siamo qui da un paio di milioni di anni, ma è solo da qualche decennio che noi ci comportiamo come bambini viziati, facendo questo a scapito prima di tutto di noi stessi, perché un parassita (e l’uomo lo è diventato) che distrugga il proprio ospite è destinato inevitabilmente ad estinguersi su quell’ospite. Dal punto di vista pratico, questo significa che il modello di vita che ci siamo dati non è più sostenibile e che, dunque, per il futuro noi dobbiamo escogitare e mettere in atto comportamenti differenti da quelli odierni. Inutile negarlo: a qualcosa dovremo rinunciare; anzi, a più di qualcosa. Del resto, abbiamo dilapidato una fortuna come qualsiasi figliol prodigo e adesso non possiamo più permetterci i lussi di un tempo.
Non è ancora la soluzione per il futuro, ma la prima cosa da fare con tutta urgenza è quella di frenare la produzione dei rifiuti. E’ lapalissiano: il rifiuto che non c’è è quello che si smaltisce meglio. Per fare questo, però, dobbiamo costatare come un’economia, intesa etimologicamente come conduzione dell’ambiente, basata su consumi dettati da necessità artificialmente imposte non è sostenibile, se non altro a causa dei rifiuti che un sistema del genere non può altro che generare. Non sarà più possibile, ad esempio, usare imballi come facciamo ora, imballi che, da nuovi, costituiscono più o meno la metà del volume di una discarica. Il tubetto di dentifricio non potrà più essere contenuto in un’inutile scatola, il latte non potrà più stare in confezioni di cartone, per di più plastificato, idem per i detersivi e per tanti altri prodotti che possono tranquillamente essere smerciati in tutt’altra maniera. Già in qualche posto, quasi alla carbonara, si comincia a distribuire latte e detersivo direttamente da macchine automatiche presso cui il consumatore va con il proprio recipiente. La sorpresa è che il prezzo pagato crolla, il che sta a dimostrare quanto poco saggi siamo stati finora. Il colmo viene raggiunto quando si pensa al consumo che facciamo di acque minerali. Di fatto, noi compriamo pioggia ficcata in un contenitore spesso di plastica e, dunque, dannoso per l’ambiente, e la paghiamo ad un prezzo iperbolico, mille e mille volte superiore al costo effettivo di quel prodotto.
Il primo passo che dovremo per forza compiere, allora, è quello di educarci come consumatori. Dovremo comprare ciò di cui abbiamo bisogno e nient’altro, e questo indipendentemente dalla confezione fatta apposta per indurci all’acquisto. Non più il selvaggio conquistato a specchietti e perline, dunque, ma un consumatore colto. Nessun progresso tecnologico, ma uno molto più difficile da attuare che avviene nel nostro cervello.
Il monouso, mito dell’ultimo trentennio o giù di lì, occhiutamente sostenuto dalla filosofia economica statunitense, è ormai da considerare un dinosauro decrepito. Non perché non ci piaccia più: semplicemente perché non ce lo potremo più permettere. Questo richiede un drastico colpo di timone a tutto il nostro modo di vivere e, per l’industria, anche di progettare i propri prodotti. Tutto dovrà forzatamente essere più duraturo e, nel contempo, dovrà essere
possibile trasformarlo in materiali e sostanze con il minore impatto possibile sull’ecosistema. Ridurre, recuperare, riciclare e riusare non sarà più sufficiente: occorrerà che l’industria rivoluzioni la propria maniera di pensare il prodotto e l’idea sarà che ciò che lascia rifiuti è frutto di una cattiva progettazione.
Le leggi stesse dovranno cambiare. Non sarà più consentito vendere oggetti che non siano compatibili con la natura. Ogni mercanzia dovrà essere corredata di una scheda che elenchi ciascuno dei componenti e questi componenti dovranno essere “amici dell’ambiente”. Poi, ogni fabbricante dovrà prendersi carico completo dello smaltimento del suo prodotto quando, per qualsiasi motivo, questo non fosse più utilizzabile, il che obbligherà alla massima attenzione proprio in fase di concepimento del prodotto.
Malauguratamente, i rifiuti non sono una risorsa, contrariamente a quanto qualche pifferaio di Hamelin tenta di farci credere: sono un aspetto negativo della nostra società e basta. Pretendere di ricavarne energia è del tutto illusorio, e al proposito basta dare un’occhiata ai conti fatti da Gianni Tamino dell’Università di Padova, conti che dimostrano come, se si prendono in considerazione tutti gli addendi, il bilancio è fallimentare. A questo si aggiunga come estrarre energia dai rifiuti significhi espellere in atmosfera quantità enormi d’inquinanti, assai più aggressivi per la salute del rifiuto originale e superiori in massa a quello (bruciare significa ossidare e l’ossidazione avviene a spese dell’ossigeno atmosferico che ha una massa, e alla combustione si aggiungono altre sostanze che entrano nella massa finale). Questo non si potrà più fare non appena anche i politici più impermeabili alla scienza e gli “scienziati” più sensibili alle sirene dell’industria dovranno arrendersi all’ovvietà. Per quel poco di rifiuto che inevitabilmente resterà, dovremo studiare metodi di trasformazione (il verbo eliminare o quello smaltire sono in contraddizione con il primo principio della termodinamica) che non producano le sostanze velenose classiche dei sistemi d’incenerimento, dalle diossine ai furani agl’idrocarburi policiclici aromatici alle nanopolveri, tanto pericolose quanto cocciutamente ignorate dagli struzzi. Dal punto di vista tecnico, credo che il problema potrà essere risolto anche in più modi e parecchio si sta facendo ora. L’importante è che la ricerca miri ad una soluzione reale del problema e non a spostarlo o a nasconderlo come troppo spesso si è fatto.
Prevedere che cosa accadrà è difficile e facile al contempo. Difficile perché molto dipende dall’atteggiamento di chi ci governa e chi ci governa non ha spesso le conoscenze tecniche necessarie per scegliere con serenità e oculatezza. E poi, siamo tutti uomini di mondo e non ci sfugge il fatto che l’uomo politico resta un uomo e l’uomo è preda di tentazioni, tentazioni che, purtroppo, diverse lobby profondono a piene mani. Molto dipende dall’industria. Se anche l’industria si accorgerà che un mercato è sfruttabile finché questo mercato esiste ma, se il mercato viene distrutto perché non possono più esistere compratori, per l’industria è finita, avremo fatto un passo importante nella direzione corretta. Molto dipende dagli scienziati, compresa quella minoranza che si vende per sostenere assurdità come già fece in passato quando sostenne l’innocuità del fumo di tabacco o dell’amianto, e che è, alla fine, destinata inesorabilmente ad essere smentita. E molto dipende da ognuno di noi, dai nostri comportamenti singoli, perché uno più uno ripetuto
miliardi di volte fa un numero talmente grande da far pendere il Pianeta da una parte piuttosto che dall’altra.
La previsione facile è quella che, prima o poi, i rifiuti non ci saranno (quasi) più o, almeno, saranno profondamente diversi. Più presto di quanto non vorremmo pensare, ci troveremo di fronte ad una scelta impossibile da eludere: o i rifiuti o noi.
Pubblicato su Villaggio Globale, Anno X, Numero 37, Marzo 2007-03-14 pagg. 31-36

Lettera di un cittadino esemplare a Sandro De Franciscis

Signor presidente della Provincia di Caserta Alessandro De Franciscis,

                               

                                                                                                                 ben volentieri mi sarei evitato il compito di scriverLe una lettera pubblica, ma la gravissima condizione in cui Lei e i partiti che Le sono sodali avete posto questa Provincia e la città di Caserta esige una parola di ammonizione e condanna. Una parola che si coniuga ad un tempo con una esigenza che apparirà a Lei e alla Sua concezione della politica come estranea e inusuale: giustizia e questione morale. Giustizia per coloro che sono stati traditi da una politica spietata come la Sua, una politica che ha anteposto il potere e il consenso alla dignità, alla salute e alla felicità degli esseri umani. O la politica si riconosce questo compito prioritario o rischia di accettare ogni mezzo per alimentarsi e autoriprodursi affermando come necessarie quelle presunte “leggi assolute” della politica con le quali si pretende di giustificare ogni male. Le scrivo quindi non per questioni personali ma per la responsabilità civile che dovrebbe impegnare ogni singolo cittadino.   

Come se non fosse già grave l’amorale politica attuata in questi anni dal presidente della Regione Bassolino, ogni speranza di trasformazione sociale e partecipazione politica è naufragata miseramente in questi anni della Sua amministrazione provinciale. Le nomine negli Enti gestiti dalla Provincia hanno continuato a seguire le regole del clientelismo come nel passato: incarichi affidati a benemerenze elettorali o a portatori di voti invece di competenze professionali o riconosciuta moralità. I nomi dei consiglieri e dei presidenti – lautissimamente retribuiti – di questi Enti non hanno bisogno di commenti! La nomina del direttore generale della Provincia è stata realizzata con un bando scandaloso quanto i titoli del vincitore: un semplice diplomato, Suo amico, del tutto digiuno di diritto amministrativo e privo di qualsiasi competenza, ma certo ben preparato nella gestione degli affari e che – come è noto – è oggi sotto inchiesta per gravissimi reati relativi all’alta funzione ricoperta. Dopo il suo arresto Lei non solo non ha fatto pubblica ammenda, ma non ha smontato la struttura dirigenziale dell’Ente affidata ad alcuni funzionari – tra cui dei distaccati presso la Provincia – non poco chiacchierati, ma l’ha addirittura rafforzata riconoscendo a costoro – in alcuni casi – poteri decisionali superiori agli stessi Assessori e mortificando le competenze dei tanti dipendenti onesti e operosi. E che dire poi dello spreco? Della prodiga gestione delle consulenze? Oppure della sagra dell’effimero iniziata con centinaia di migliaia di euro scialacquati per l’anniversario della ricostituzione della Provincia e continuata con la promozione di attività sottoculturali come la “Mostra sulle mogli dei presidenti della Repubblica” o la costosa rivista di propaganda – La Provincia nuova di Terra di lavoro – stampata coi soldi dei cittadini (nel numero di dicembre vi sono 9 Sue foto nelle prime 12 pagine!!!) per promuovere la Sua immagine? Come giustificare, infine, le sempre più ridotte risorse destinate alle politiche sociali?

All’inazione amministrativa diretta si accompagna la Sua assidua attività politica di occhiuto controllo e influenza su strutture locali come le Aziende Sanitarie e l’azienda Ospedaliera cittadina gestita da ossequiosi servitori Suoi, di Mastella, di Bassolino, di De Mita. Sempre gli stessi nomi dei padroni della vita e della salute dei cittadini e che ora hanno elaborato un vergognoso Piano Sanitario che moltiplicherà soltanto incarichi e benefici personali. Sempre gli stessi nomi che gestiscono un potere immenso per il loro solo tornaconto: di partito, di corrente, di voti ma ai quali non interessa in alcun modo la sorte dei malati o la prevenzione in una Provincia e in una Regione con tassi elevatissimi di tumori e altre gravi patologie provocate da un inquinamento sistemico e forse irreversibile. Come è scandaloso e ridicolo dinnanzi a questo disastro ambientale sentirLa parlare di vocazione turistica della Provincia, di prodotti agroalimentari pregiati e di eccellenze.        

Agli inizi degli anni ’90 Lei, insieme ad altri rappresentanti delle associazioni ecclesiali della diocesi di Caserta, indirizzò una lettera ai casertani perché prendessero coscienza del danno morale e ambientale che la politica del tempo stava producendo. Oggi devo riconoscere che quell’allarme, errato per difetto, è stato ampiamente superato dalla Sua azione che ha posto la città in una condizione di morte. Io non ho autorità per chiederLe dimissioni né la cosa mi interessa – questa richiesta dovrebbero farglieLa tutti i consiglieri provinciali che hanno retta coscienza – ma come cittadino ho il diritto di chiederLe a nome dei tanti condannati a morte di questa città un atto di ammissione di colpa, di grave colpa nell’aver sostenuto l’apertura della discarica de “Lo Uttaro” in un’area abitata da 200.000 cittadini e nell’essere restato insensibile agli appelli e alle denunce di chi le segnalava l’errore compiuto e la gestione illegale della discarica. Ricorderà l’accorato testo del manifesto del vescovo Nogaro, le innumerevoli segnalazioni dei consulenti del Comitato contro la discarica, le proteste dei cittadini per la nauseante e vomitevole puzza che si è diffusa in una superficie di molti chilometri quadrati.

Signor presidente De Franciscis, non occorreva l’intervento della Magistratura per stabilire che quella discarica era illegale e non poteva essere realizzata: parlavano da sole già le carte. E da esse era facile prevedere la catastrofe ambientale irreversibile che avrebbe procurato senza risolvere in nulla il problema dei rifiuti. Lei ha favorito l’apertura di una discarica sopra un’altra discarica già piena di rifiuti pericolosi, omettendo il controllo ha permesso che si sversassero a “Lo Uttaro” sostanze altamente tossiche, che i rifiuti conferiti fossero di tipo completamente differente da quelli stabiliti, che la falda acquifera fosse raggiunta da sostanze tossiche e percolato. Lei è rimasto indifferente a qualsiasi appello, richiamo, segnalazione, documentazione   fotografica relativa a quanto si stava verificando! Lei aveva un potere enorme e lo ha usato nel modo peggiore possibile.       

Ricordando che Lei un tempo è stato un esponente della corrente di Cirino Pomicino non mi meraviglia questa sua concezione del potere come dominio e come onnipotenza. Lei resta coerente a colui che fu Suo maestro e protettore. Lei così ha confuso i principi di una Repubblica con una monarchia assoluta, dimostrando di conoscere solo le regole del privilegio di casta. E’ il caso che Le rammenti che la nobiltà è stata abolita con la Costituzione del 1948.

Ma mi meraviglia e sconcerta il silenzio di Caserta e della Provincia tutta: un sottosegretario e una decina di parlamentari che tacciono compatti di fronte a “Lo Uttaro”, partiti vecchi e nuovi che accettano che la politica possa essere ancora ridotta a clientela e comparaggio, sindacati che trovano normale la sarabanda di inaugurazioni di centri commerciali miseramente camuffati con sviluppo e ricchezza diffusa, cittadini rassegnati a far da sudditi e spettatori e gli onesti di tutti i partiti che restano inerti. Signor presidente De Franciscis, Lei potrà anche continuare in questa dissennata gestione del potere a qualsiasi prezzo e nella Sua corsa a nuovi incarichi di questo nuovo-vecchissimo Partito Democratico già avvezzo ai clientelismi, ai tesseramenti forzosi, all’assenza di democrazia, al vuoto culturale, Lei potrà continuare a calpestare i diritti, farsi forte della diffusa ignoranza e omertà e non tenere in alcun conto il mio dissenso di semplice cittadino, ma sappia che dinnanzi alla sfiducia nella politica che Lei sta causando, all’ulteriore dissolvimento della moralità civile e alla catastrofe de “Lo Uttaro” che Lei ha provocato la Storia di ieri l’ha già condannata. 

 

 Caserta, 30 dicembre 2007                                                                                                   Sergio Tanzarella